Tutto pronto per le amministrative: dopo 18 anni si vota di nuovo a Kirkuk

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 18/12/2023

DAL 18 AL 20 DICEMBRE ALLE URNE CIRCA 17 MILIONI DI IRACHENI

Circa 17 milioni di iracheni, a partire da lunedì, 18 dicembre, fino a mercoledì 20 dicembre, voteranno per le elezioni amministrative provinciali per la prima volta in un decennio. La Commissione elettorale dell’Iraq ha riferito che il processo di voto inizierà effettivamente domani, 16 dicembre, ma sarà limitato al personale militare e di polizia, e agli sfollati. Le votazioni si terranno in 15 governatorati iracheni, ad eccezione della Regione autonoma del Kurdistan, che contano una popolazione di 43 milioni di persone. I 17 milioni di elettori si dirigeranno alle urne in 7.166 centri, per scegliere tra 6 mila candidati in competizione per 285 seggi in tutte le province del Paese, la più grande dei quali è il consiglio provinciale di Baghdad con 49 seggi. Si calcolano 1.600 donne tra i candidati, il 25 per cento del totale. Inoltre, sono stati assegnati dieci seggi per le minoranze cristiane, yazide e sabee. Il capo del Comitato supremo per la sicurezza delle elezioni, generale Qais al Mohammadawi, ha confermato oggi che le forze di sicurezza hanno iniziato a dispiegarsi dopo che ieri, 14 dicembre, il primo ministro, Mohammed Shia al Sudani, aveva annunciato lo stato di allerta nel Paese, in vista delle votazioni.

Al Mohammadawi ha aggiunto che le attuali elezioni sono le prime che non vedranno la chiusura degli aeroporti e dei porti del Paese, e non ci sarà coprifuoco o divieto di spostamento tra le province. È da notare che in Iraq si sono tenute tre elezioni amministrative provinciali dal 2003: la prima nel 2005; la seconda nel 2009; e infine nel 2013. Il governo di Erbil ha annunciato il 18 dicembre come giorno di riposo, anche se non sarà coinvolto nelle elezioni. Le votazioni si svolgeranno senza il Movimento Sadrista, uno dei movimenti politici più importanti in Iraq, guidato dal leader sciita Muqtada al Sadr, che ha annunciato un boicottaggio delle elezioni. Tuttavia, Al Sadr ha esortato i suoi sostenitori a non compiere azioni violente durante le elezioni, nonostante le descriva come “corrotte”. E’ tutto pronto quindi per le elezioni amministrative, con gli occhi di 87 osservatori internazionali, e 33 mila locali, puntati principalmente sulle province petrolifere di Kirkuk e Ninive, nel nord dell’Iraq, oggetto di una lunga contesa tra il Kurdistan iracheno e il governo di Baghdad. La provincia di Kirkuk, ricca di giacimenti petroliferi, non assiste a queste elezioni da 18 anni.

Secondo quanto dichiarato ai media locali dal ricercatore Sajad Jiyad, i partiti, le alleanze e gli abitanti locali devono capire che “nessun partito politico ha possibilità di vincere a Kirkuk”, quindi la nomina di un governatore avverrà “per accordo e coordinamento”, come avvenuto nel 2005. Il ricercatore ha sottolineato che nella provincia settentrionale vivono persone di diverse nazionalità (arabe, curde e turkmene), oltre a una minoranza di cristiani. Oltre a essere caratterizzata da una società multietnica, Kirkuk, insieme a Diyala e Salah al Din, fa parte del cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato islamico (Is) risultano essere ancora attive. Risale al 9 dicembre 2017 l’annuncio con cui il governo di Baghdad aveva annunciato la vittoria sull’Is, organizzazione jihadista che nel 2014 aveva conquistato ampie porzioni del territorio iracheno. Un’altra questione che interessa questa provincia è la disputa sulle esportazioni di petrolio dal Kurdistan iracheno attraverso l’oleodotto che da Kirkuk conduce al porto turco di Ceyhan. Ankara aveva sospeso le importazioni di petrolio dal Kurdistan attraverso l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan il 26 marzo di quest’anno, avviando la ristrutturazione dell’infrastruttura.

La decisione, in realtà, era giunta dopo la sentenza della Corte internazionale di arbitrato della Camera di commercio internazionale di Parigi, che imponeva alla Turchia di pagare un risarcimento al governo federale iracheno per le importazioni di petrolio dalla regione autonoma curda senza passare per Baghdad. Il 2 ottobre scorso, il ministro turco dell’Energia e delle Risorse naturali, Alparslan Bayraktar, aveva annunciato che l’oleodotto era funzionante e le esportazioni sarebbero riprese presto, pochi giorni dopo aver dichiarato che l’oleodotto sarebbe tornato operativo una volta ultimati i lavori di manutenzione per riparare i danni causati dalle alluvioni dello scorso marzo. Tuttavia, secondo quanto si apprende dall’emittente irachena “Kurdistan 24”, le esportazioni dal Kurdistan attraverso l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan non sono ancora state ripristinate. L’arresto delle esportazioni di petrolio dal Kurdistan iracheno attraverso l’oleodotto che da Kirkuk conduce al porto turco di Ceyhan ha avuto delle conseguenze anche in Italia. Anche se le compagnie petrolifere italiane non sono direttamente coinvolte nei giacimenti a Kirkuk, il Kurdistan iracheno è divenuto per Roma il primo fornitore di greggio a seguito del blocco delle importazioni di petrolio dalla Russia per effetto delle sanzioni euroatlantiche.