M.O., GIALLO SUGLI AIUTI AI PALESTINESI L’UE PRIMA LI SOSPENDE E POI CI RIPENSA

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 10/10/2023

Questione dirimente sin dalle prime ore. Varhelyi parla di “aiuti allo sviluppo”, il collega Lenarcic di quelli “umanitari”

E’ giallo sugli aiuti umanitari dell’Unione europea a sostegno dei palestinesi. Dopo una fase d’incertezza emersa nel corso del briefing di ieri mattina, durante il quale i tre portavoce della Commissione avevano affermato che sarebbe servito il Consiglio Esteri informale convocato oggi per prendere una decisione sugli aiuti, il commissario Ue all’Allargamento e al Vicinato Oliver Varhelyi ha rotto gli indugi sul suo profilo X. “In qualità di principale donatore dei palestinesi, la Commissione europea sta mettendo sotto esame l’intero portafoglio di sviluppo, per un valore totale di 691 milioni di euro”, ha spiegato il commissario, aggiungendo che “tutti i pagamenti sono immediata- mente sospesi; tutti i progetti sono stati messi sotto esame; tutte le nuove proposte di bilancio, comprese quelle per il 2023, rinviate fino a nuovo avviso”: un messaggio chiaro quello di Varhelyi che, tuttavia, viene parzialmente smentito alcune ore dopo dal suo collega, il commissario europeo per la Gestione delle crisi, Janez Lenarcic: “Pur condannando fermamente l’attacco terroristico di Hamas, è indispensabile proteggere i civili e rispettare il diritto internazionale umanitario. Gli aiuti umanitari dell’Ue ai palestinesi bisognosi continueranno fino a quando sarà necessario”. La questione resta aperta anche se, effettivamente, Varhelyi parla di “aiuti allo sviluppo”, mentre il collega Lenarcic si riferisce a quelli “umanitari”: si attende quindi un comunicato ufficiale della Commissione europea che chiarisca definitivamente la posizione di Bruxelles.

In attesa che la Commissione europea sciolga il nodo su come intende agire, la questione degli aiuti ai palestinesi è diventata dirimente sin dalle prime ore che hanno seguito il violento attacco sferrato dal movimento islamista palestinese Hamas contro Israele. Tramite l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (Unrwa), infatti, nel corso degli anni sono fluiti milioni di dollari a sostegno dei palestinesi rifugiati nei campi presenti in Giordania, Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Ora alcuni Paesi, in primis la Germania e l’Austria, stanno riconsiderando la possibilità di continuare a fornire questi aiuti: sia chiaro l’Unrwa non finanzia direttamente Hamas, il suo braccio armato – le brigate Al Qassam – o la Jihad islamica, ma è chiaro al contempo che, dopo un’offensiva militare della portata di quella condotta in questi giorni dalla Striscia di Gaza, ci si interroga sulla possibilità che parte di questi fondi, sfuggendo al controllo dell’Agenzia dell’Onu, finiscano nelle mani delle frange più radicali palestinesi. Oltre ai fondi che passano attraverso l’Unrwa, inoltre, ve ne sono altri che i singoli Stati assegnano a progetti di sviluppo: si tratta di somme più o meno cospicue ed è ancora più difficile monitorarne gli spostamenti visto che sono fuori dal controllo dell’agenzia dell’Onu.

Dopo che l’altro ieri la Germania ha fatto sapere tramite la ministra della Cooperazione economica e dello Sviluppo tedesca, Svenja Schulze, che sta valutando una potenziale sospensione degli aiuti destinati ai Territori palestinesi, ieri è stato il ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg a rompere gli indugi e ad annuncia- re una sospensione dei fondi stanziati da Vienna. Si tratta di circa 20 milioni dollari previsti nel bilancio del dicastero destinati a vari pro- getti che, per il momento, resteranno congelati. A quest’annuncio ha fatto seguito proprio quello analogo del ministero della Cooperazione economica e dello sviluppo tedesco: per il 2023 e il 2024, erano stati mobilitati circa 125 milioni di euro, per esempio per l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, un impianto di desalinizzazione, la formazione professionale, la creazione di posti di lavoro per i giovani e la sicurezza alimentare. La Germania, peraltro, risulta al secondo posto fra i donatori dell’Unrwa con 202 milioni di euro mobilitati per gli aiuti ai profughi palestinesi nel 2022. Fra i principali donatori per i rifugiati ci sono anche i Paesi scandinavi, su tutti Svezia e Norvegia. Le autorità di Stoccolma hanno impegnato quasi 61 milioni di dollari per il sostegno all’Unrwa nel 2022, stando ai dati dell’agenzia delle Nazioni Unite. La Sida, ente svedese per la cooperazione internazionale, fornisce invece come dato complessivo 38 milioni di dollari per il 2022, compreso di assistenza umanitaria e sostegno allo sviluppo per i Territori palestinesi, fornendo finanziamenti a varie agenzie (non solo l’Unrwa). Stando a quanto affermato dal governo norvegese, negli ultimi anni, il Paese ha mantenuto un livello totale di aiuti ai palestinesi di circa 73-82 milioni di dollari all’anno. Ciò include il sostegno all’Autorità Palestinese, alle organizzazioni della società civile e all’Unrwa, oltre ad altri finanziamenti forniti attraverso altri canali multilaterali. Al momento nei due Paesi scandinavi non si sta parlando della sospensione dei fondi ma è chiaro che i due Paesi, storicamente molto attenti agli aspetti umanitari, potrebbero decidere di seguire l’esempio dei partner internazionali.

In base alla graduatoria pubblicata dall’Unrwa relativa al 2022 gli Stati Uniti si pongono come primo contributore, con poco meno di 344 milioni di dollari stanziati. Proprio nei giorni scorsi il segretario di Stato Antony Blinken ha sbloccato fondi per 75 milioni di dollari destinati alla stessa agenzia perché garantisca “assistenza alimentare essenziale” ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Alla concessione del contributo si erano opposti sin dallo scorso luglio i repubblicani più alti in grado all’interno delle commissioni Esteri del Senato e della Camera dei rappresentanti, rispettivamente Jim Risch e Michael McCaul. I fondi statunitensi per l’Unrwa sono da tempo bersaglio degli attacchi del Partito repubblicano. L’ex presidente Donald Trump aveva annunciato nel 2018 il congelamento di ogni contributo all’agenzia Onu, decisione poi annullata dal democratico Joe Biden poco dopo il suo arrivo alla Casa Bianca. Attraverso la sua Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid), Washington offre anche programmi di assistenza diretta al popolo palestinese, con fondi pari a oltre 500 milioni di dollari messi a bilancio per il periodo 2021-2024. Quella dei fondi stanziati a favore dei palestinesi, insomma, è un punto di scontro di vecchia data fra repubblicani e democratici e non si può escludere che – tenuto anche conto del fatto che il Congresso statunitense è senza presidente – il dibattito possa tornare di attualità anche dall’altra parte dell’Atlantico. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden nel fine settimana ha annunciato nuovi aiuti militari alle Forze di difesa israeliane: se a questa misura si dovesse aggiungere un congelamento dei fondi destinati ai palestinesi si tratterebbe di un chiaro messaggio alla leadership palestinese.