In Niger fallisce la fuga del presidente deposto Bazoum

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia – 21/10/2023

LA MANO DI FRANCIA E NIGERIA NELL’ORGANIZZAZIONE DEL BLITZ

E’ finito con un fallimento il tentativo di fuga del presidente deposto del Niger, Mohamed Bazoum, dal 26 luglio tenuto agli arresti domiciliari dai militari golpisti saliti al potere con un colpo di Stato. A quasi tre mesi dalla sua deposizione, il Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp) – il nome assunto dalla giunta militare – ha infatti affermato di aver sventato un “irresponsabile” tentativo di sot trarsi alla prolungata detenzione, con un piano che avrebbe coinvolto “potenze straniere” con il trasferimento previsto di Bazoum in Nigeria.

La fuga, ha spiegato in diretta televisiva il portavoce del Cnsp, Amadou Abdramane, è iniziata la notte fra mercoledì e giovedì, alle 3 del mattino, quando Bazoum è riuscito ad evadere dal luogo in cui era tenuto agli arresti insieme ai familiari (la moglie Haziza e il figlio Salem), due cuochi ed altrettanti membri della sicurezza a lui rimasti fedeli. Secondo i militari al potere, il piano prevedeva, nella sua prima fase, il trasferimento ad un punto di raccolta situato nei pressi del palazzo presidenziale, dove i fuggitivi avrebbero trovato ad aspettarli un’auto. Bazoum e i suoi sarebbero quindi stati condotti ad nascondiglio situato nel quartiere di Tchangarey, alla periferia nord di Niamey, quindi trasferiti via elicottero a Birnin Kebbi, nel nord-ovest della Nigeria. Il portavoce ha precisato che il piano è stato sventato, “gli attori e principali complici” sono stati arrestati e che la situazione è tornata “sotto controllo”.

A nome della giunta, Abdramane ha inoltre denunciato “l’atteggiamento irresponsabile” di Bazoum e ha elogiato “la professionalità e il sangue freddo” delle Forze di difesa e di sicurezza rimaste fedeli al generale Omar Tchiani, aggiungendo che il procuratore ha aperto un’indagine sull’accaduto. Non è chiaro dove siano attualmente detenuti l’ex presidente e il resto del gruppo.

Secondo fonti di stampa nigerine, è probabile che Bazoum sia attualmente rinchiuso in una cella di sicurezza, forse all’interno dello stesso palazzo presidenziale, separato dai familiari e dagli altri partecipanti all’evasione. L’annuncio televisivo della giunta, peraltro, arriva dopo che nella mattinata di ieri era giunta la notizia di una vigorosa operazione condotta dalla Guardia presidenziale proprio nel quartiere di Tchangarey, al termine della quale due persone sono state arrestate, una delle quali ferita da colpi di arma da fuoco.

Testimoni hanno riferito al sito “Lsi Africa” di un importante dispositivo di forze di sicurezza e blindati dispiegati intorno ad una casa del quartiere, e di scambi a fuoco uditi nei dintorni. Dal colpo di Stato di fine luglio, Bazoum ha rifiutato di di- mettersi e ha intrapreso un’azione legale davanti alla Corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) incaricando un avvocato senegalese di fare causa alla giunta per sequestro di persona. Al momento, il governo della Nigeria – chiamato in causa come destinazione finale della tentata evasione – non ha commentato le dichiarazioni della giunta. Il presi- dente Bola Tinubu è stato un convinto sostenitore di un intervento militare in Niger per ottenere il rilascio di Bazoum e il suo ripristino al potere, e le sue pressioni nel quadro della Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale (Cedeao) – di cui Abuja ricopre la presidenza di turno – hanno sollevato malumori a Niamey. L’ipotesi di un commando che abbia agito sotto la guida nigeriana, ed il sostegno degli Stati Uniti, rimane una delle possibilità della fallita operazione di rilascio.

L’operazione combacia anche con il ritiro delle forze francesi, espulse dal Niger su volontà della giunta in vista di un progressivo trasferimento in Ciad, dove proprio nelle ultime ore è arrivato un primo contingente. Solido alleato di Bazoum, il governo francese potrebbe aver fornito sostegno logistico ad un’operazione di estradizione per presidente deposto, ma a questo livello di analisi si parla solo di congetture.