Libia: inondazioni a Derna, ecco perchè le dighe hanno ceduto

Pubblicato da Quotidiano del Sud – L’altravoce dell’Italia – 15/09/2023

COSTRUITE DA UNA DITTA DELL’EX JUGOSLAVIA

Mentre il bilancio delle vittime del ciclone “Daniel” nella Libia orientale continua a salire – l’ultimo aggiornamento è di 6.360 morti, 10 mila dispersi e 35 mila sfollati – in molti si chiedono se un simile disastro potesse essere evitato. Le raffiche fino a 180 chilometri all’ora e quantità di acqua record cadute hanno spazzato via le due dighe costruite dalla ditta jugoslava Hidrotehnika-Hidroenergetika nel 1973-1979, una delle quali è tra le cinque più grandi del Paese, liberando milioni di metri cubi d’acqua che si sono abbattuti con violenza inaudita sulla città di Derna.

Secondo uno studio pubblicato dall’Università di Sebha nel novembre del 2022, il Bacino di Wadi Derna presentava “un elevato potenziale di rischio di inondazioni”, mentre le dighe necessitavano “di una manutenzione periodica”. “Agenzia Nova” ha chiesto al riguardo il parare di due esperti: l’ingegner Giorgio Rossi, che vanta una lunghissima esperienza nel campo energetico e in particolare della produzione idroelettrica; Massimo Loffredo, ingegnere civile esperto di grandi opere. “Quello che sembra certo è che il cedimento è partito dalla diga più piccola, situata a monte e con un serbatoio di 1,5 milioni di metri cubi. L’onda di piena generata dal cedimento ha, inevitabilmente, causato il collasso della diga più grande, con un serbatoio di circa 22 milioni di metri cubi, situata a valle poco a monte della città di Derna, che è stata travolta da un’onda di piena disastrosa”, riferisce Rossi, spiegando che questo tipo di dighe, cosiddette “in terra” sono costituite da materiale roccioso, non legato, con un diaframma impermeabile in argilla.

“Si tratta di dighe molto stabili che temono solo la tracimazione. A differenza delle dighe in calce-struzzo, una portata d’acqua che tracimi sul ciglio della diga e scorra sul paramento di valle di una diga in terra porta ad una rapida distruzione della diga stessa. Sotto questo aspetto, si potrebbe osservare che due dighe di questo tipo poste in serie sembrerebbero inopportune perché la sicurezza della diga a valle dipende completamente dalla sicurezza di quella a monte”, aggiunge Rossi. Sia come sia, prosegue l’ingegnere, le dighe di norma vengono progettate per resistere a eventi di piena catastrofici quali le piene che si posso o verificare ogni mille o addirittura 10.000 anni.

“Le cause del disastro potranno essere, forse, accertate solo da una commissione di esperti. Dico forse perché il disastro ha distrutto anche le possibili prove. Comunque, nell’ipotesi, abbastanza probabile, che la portata massima di piena sia stata inferiore a quella di dimensionamento della diga a monte, la causa potrà essere attribuita ad uno dei motivi seguenti: errori di progettazione; errori nella realizzazione del progetto; errori nell’esercizio della diga o carenze di manutenzione.

Conoscendo un po’ come si svolgono questi lavori di costruzione di grandi opere giudico estremamente improbabili i primi due punti e non resta che il punto tre, oltretutto ‘giustificato’ dalla caotica situazione della Libia”, ha aggiunto Rossi. Loffredo, da parte sua, ha spiegato che “è possibile che si tratti di dighe costruite senza troppi controlli, dato che ritengo fossero più delle riserve d’acqua che sbarra- menti destinati a controllare piogge della dimensione totalmente inattesa. Quello che penso è che l’evento abbia preso tutti di sorpresa e che nessuno abbia pensato ad aprire gli scarichi delle dighe, anche per paura dell’effetto di una grossa massa d’acqua sugli Wadi già pieni per la pioggia”.